"> Aimeric: Musica e Poesia - Centro di formazione e ricerca pedagogica UniSocrates

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# m u s i c a r t   

C a p i t o l o   1

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CURIOSITÀ :

> Quante melodie ci sono rimaste? In quali manoscritti si trovano?

> Quali di queste melodie risultano essere degli "unica", ossia quei componimenti poetico musicali che si trovano unicamente in un solo mansocritto? E quali melodie, invece, si trovano in più m.s.?
 

Andando a scavare nel dettaglio, riporto qui a fianco i file Pdf con le tabelle che risponderanno a tutte queste domande.

In Pdf, Tabella n. 1: elenco delle composizioni musicali di Aimeric de Pegulhan
 


Laurea Triennale in Scienze Motorie Pegaso Forzoni

Tab. 1
Aimeric non è stato l’unico trovatore che ha trovato ospitalità presso gli Este. Per dare una idea più completa del clima culturale e artistico nel quale il nostro si è trovato inserito, si riporta nella tabella che segue sia il nome dei trovatori sia i titoli della canso che hanno scritto durante la loro permanenza nel territorio padovano. A maggior completezza, indico anche di quali liriche di cui è rimasta la musica e in quale canzoniere è conservata.

In Pdf, Tabella n. 2: elenco delle melodie e testi rimasti presso la famiglia d’Este.


Tab. 2

Come si può osservare con un certo dispiacere le uniche melodie che ci sono rimaste della lirica creata presso gli Este sono quelle di Aimeric. Paradossalmente però la musica della lirica di Aimeric dal titolo Qui la vi, en ditz è presente in due manoscritti, W e R, i quali riportano due musiche completamente differenti[1]. Ad una “povertà” musicale del repertorio musicale trobadorico in generale, talvolta capita che per un medesimo testo si utilizzino due melodie. Al contrario invece per la canso En Amor trob alques en qe·m refraing, la cui musica è riportata in due manoscritti, G e R, osserviamo che tra le due melodie ci sono delle differenze minime[2].
 

Per dare un esempio della lirica trobadorica così come si usava nella corte degli Este, si riporta in seguito la poesia Atressi·m pren quom fai al joguador che Aimeric dedicò a Beatrice d’Este e a Guglielmo Malaspina. Purtroppo, di questi versi non ci è giunta la musica.


Poesia alla corte degli Este

(Traduzione)
             
I.
Mi accade come accade al giocatore
che al principio gioca da maestro  
con piccole puntate, poi si scalda perdendo,
sì che rilancia sin quasi alla follia;  
così  poco a poco mi son messo in questa via,     
e credevo di amare con maestria  
e di potermi allontanare a mio volere,
da dove sono entrato sì che uscirne non posso.
                  
II.
Già un’altra volta fui nel carcere d’Amore     
e ne scappai; ma ora mi riprende     
con astuzia cortese sì sottile
da rendermi piacevole il mio male e il mio dolore;    
ché un cappio mi fa mettere sul collo e me ne lega,    
dal quale da me stesso mai mi libererei;        
e un altro uomo non c’è che, se   legato,
non trovi ben piacevole l’esser liberato.

III.
Mai ho trovato qualcuno capace di legare
in modo tanto saldo con così poco laccio,
ché il laccio sol di un dolce bacio è fatto  
da cui nessuno, qui né altrove, trovo che mi sleghi.     
Son preso al laccio così forte che se volessi    
slegarmi, non potrei proprio farlo;
ché Amore, che là mi ha incatenato e presto,
qui mi incatena con un triplice nodo.
        
IV.
Come fa il ferro, che senza   essere spinto va        
verso   il magnete che delicatamente a sé lo attira,
Amore a sé mi attira senza spinta,
ma almeno mi ha attratto verso la migliore,    
perché se con un’altra pensassi di migliorare,  
tanto amo il meglio che migliorerei;
ma non credo che potrei migliorare.
Ecco perché mi ha conquistato al di là delle migliori.
            
V.  
Corpo Gentile, meglio di fiorformato,  
abbiate un poco di pietà per me,  
chè per voi muoio di desiderio e voglia;     
potete averne prova dal mio aspetto
che al guardarvi muta e trascolora;
dunque sarebbe carità e cortesia    
se umiltà vi prendesse chiedendo grazia
per questo sventurato, bisognoso di tutto.
  
VI.       
Ben mi piace il marchese Guglielmo Malaspina,  
perché conquista pregio e pregio ha conquistato lui.
          
VII.
Donna Beatrice d’Este, il bene che è in voi
fa migliorar le altre e i loro pregi[4].
       








       
Atressi·m pren quom fai al joguador
 
I.        
Atressi·m pren quom fai al joguador,       
qu’al comensar jogua mayestrilmen          
a petits juecs, pueis s’escalfa perden,     
que·l fai montar tant qu’es en la folor;     
aissi·m mis ieu pauc e pauc en la via,        
que cujava amar ab mayestria        
si qu’en pogues partir quan me volgues,  
on sui intraz tan qu’issir non puesc ges.
               
II.          
Autra vetz fui en la preizon d’Amor,    
don escapei, mas aora·m repren     
ab un cortes engienh tan sotilmen  
que·m fai plazer mo mal e ma dolor,     
qu’un latz me fetz metr’al colh ab que·m lia,     
don per mon grat mais no·m desliaria;       
e nulhs autr’om que fos liatz non es,     
qui·l deslies, que ben no li plagues.

III.        
Anc mais   nulh temps no trobei liador       
tan ferm lies ab tan pauc liamen,          
que·l liams fo d’un douz bays solamen,     
don non truep sai qui·m desli ni alhor.        
Enliamatz sui tan que, si·m volia        
desliamar, ges far non o poiria,    
qu’Amors, que lai m’enliamet e·m pres,
m’enliama sai plus fort per un tres.
  
IV.        
A ley del fer que va ses tirador
vas l’aziman que·l tira vas si gen,  
Amors, que·m sap tirar ses tiramen,    
mas tirat m’a sevals per la melhor;
car si d’autra melhuirar me sabia,  
tant am lo mielhs que be·m melhuiraria,
mas melhuirar no cre que m’en pogues:    
ve·us per que m’a part las melhors conques.
                      
V.  
A! gentils cors formatz plus gen que flor,  
aiatz de me qualacom chauzimen,     
quar muer per vos d’envej’e de talen;       
e podetz o proar a ma color,    
qan vos remir, que·s trasva e·s cambia,       
per que fora almorn’e cortesia     
qu’Humilitatz mercejan vos prezes     
d’aquest cochat, sofrachos de totz bes.    
  
VI.
Be·m platz Guillems Malespina·l marques,    
quar conquier Pretz e Pretz a lui conques.
                      
VII.  
Na Beatritz d’Est, lo bes qu’en vos es     
fa melhoirar las autras ab lors bes[3].
       

 
 
      Laurea Triennale in Scienze Motorie Pegaso Forzoni

Poesia di Aimeric



L'immagine di copertina, in alto, raffigura la foto del castello di Este.


[1] La melodia Qui la vi, en ditz di Aimeric de Pegulhan presente nel Canzoniere W si trova in Troubadour Melodies Database, url: http://troubadourmelodies.org/melodies/10045R [30/10/2023], mentre nel Canzoniere R si trova la seguente in Troubadour Melodies Database: http://troubadourmelodies.org/melodies/10045W [30/10/2023].
[2] Il link della melodia del Canzoniere G è in Troubadour Melodies Database, url: http://troubadourmelodies.org/melodies/10025R [30/10/2023], mentre la medesima melodia presente nel Canzoniere R si trova in Troubadour Melodies Database, url: http://troubadourmelodies.org/melodies/10025G [30/10/2023].
[3] Cfr. url: http://www.rialto.unina.it/AimPeg/10.12(Caiti-Russo).htm [30/10/2023].
[4] Cfr. Antonella Negri, a cura di, Poesie di Aimeric de Peguillan, Carocci Ed. S.p.A., Roma, 2013, pp. 63, 65.
 
 




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Benedetta Ferracin | insegnante e musicista specializzata in musica antica con una tesi dedicata a due trovatori in Veneto è ideatrice della rubrica in-formativa musicart.

Benedetta Ferracin
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